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Box doccia: dalla scelta del vetro a quella del piatto doccia

Quando si progetta la zona doccia, le decisioni che richiedono più riflessione sono di solito quelle su posizione, dimensioni e tipo di apertura. Vetro e piatto arrivano dopo, spesso scelti a catalogo quando il resto del bagno è già definito. Eppure sono proprio questi due elementi a restare sotto gli occhi ogni giorno. Il vetro è la superficie verticale più estesa del bagno dopo le pareti, e il piatto è l'unico punto in cui il pavimento cambia materia.

Nella nostra guida al box doccia abbiamo parlato di collocazione e sistemi di apertura, e nell'articolo sulle docce walk-in e filo pavimento degli aspetti legati a scarichi e impermeabilizzazione. Questa volta vediamo insieme come orientarsi tra vetri, profili e piatti doccia, gli elementi che più di altri determinano l'aspetto e la durata della zona doccia.

 

Il vetro: la sicurezza viene prima

Il primo requisito di un box doccia di qualità è il vetro temperato. La tempera è un trattamento termico che rende la lastra molto più resistente agli urti. In caso di rottura, inoltre, il vetro si frantuma in piccoli frammenti arrotondati invece che in schegge taglienti. Tutti i produttori di fascia medio-alta lo adottano come standard, ed è bene verificarlo sempre sulla scheda del prodotto.

Lo spessore va invece letto in relazione alla struttura. Un box con telaio perimetrale e dimensioni contenute può lavorare bene con vetri più sottili. Quando invece si sceglie una parete fissa ampia, o una soluzione con pochissimi profili, è il vetro stesso a garantire la stabilità, e uno spessore maggiore diventa necessario. In linea generale, più il vetro è libero, più deve essere robusto.

Per chi desidera un livello di sicurezza ulteriore, ad esempio per una casa con bambini piccoli o una struttura ricettiva, esiste il vetro temperato stratificato. 

Zen Plus - Megius
 

Trasparente, extrachiaro, colorato: il vetro come scelta estetica

Una volta garantita la sicurezza, il vetro diventa a tutti gli effetti una scelta di progetto. Il vetro trasparente standard ha una leggera dominante verde, poco visibile su lastre piccole ma evidente sui bordi e sulle grandi superfici, soprattutto davanti a rivestimenti bianchi o molto chiari. Il vetro extrachiaro elimina questa sfumatura e restituisce i colori del rivestimento senza alterazioni: è la scelta più coerente quando la doccia deve quasi scomparire nell'ambiente.

Il satinato protegge la privacy lasciando passare la luce. Ha anche il vantaggio pratico di rendere meno evidenti gocce e aloni, ed è quindi una soluzione da considerare quando la doccia si trova in un bagno condiviso o in vista dalla porta. I vetri fumé e bronzo seguono invece la palette cromatica del bagno. Funzionano molto bene nei progetti con toni caldi o scuri (di cui abbiamo parlato nell'articolo dedicato al colore del bagno) ma in un bagno piccolo o poco luminoso tendono a restringere lo spazio. Negli ultimi anni sono tornati anche i vetri rigati o cannettati, che filtrano la vista con un disegno verticale e portano nella doccia una componente materica, quasi tessile.

Doccia walk-in Bobox A - Relax

Profili e dettagli: dove si gioca la leggerezza

Il telaio è l'elemento che più di ogni altro stabilisce quanto il box doccia pesa visivamente. La tendenza è ridurlo al minimo, e le soluzioni con profili sottili o integrati nel vetro producono effettivamente un risultato più arioso. Resta però importante che la struttura sia adeguata alle dimensioni e al tipo di apertura: un profilo ben progettato è quello che garantisce tenuta e stabilità nel tempo senza farsi notare.

Anche la finitura dei profili è diventata una scelta di stile. Oltre ai classici cromo e alluminio spazzolato, oggi sono diffusi il nero opaco, il bianco, il bronzo e il metallizzato. Il consiglio è coordinare la finitura con la rubinetteria, come abbiamo suggerito nella nostra guida a miscelatori e rubinetti, in modo che box doccia e rubinetti parlino lo stesso linguaggio.

Vale la pena guardare da vicino anche i dettagli che incidono sulla pulizia quotidiana: cerniere, maniglie, guarnizioni, punti di attacco a parete. Meno sporgenze e fessure significano meno punti in cui si accumulano acqua e calcare.

Finiture in acciaio inox AISI 316 - Aisi Design

Trattamenti anticalcare: cosa aspettarsi davvero

Molti produttori propongono vetri con trattamenti idrorepellenti applicati in fabbrica. La superficie trattata fa scivolare l'acqua più rapidamente, e le gocce che si asciugano sul vetro, e con loro il calcare, aderiscono molto meno. È giusto però avere aspettative realistiche. Un trattamento anticalcare rende la pulizia più rapida e meno frequente, ma senza eliminarne del tutto la necessità . La sua efficacia nel tempo dipende molto da come il vetro viene curato: detergenti delicati, niente spugne abrasive e, se possibile, un passaggio di tergivetro dopo la doccia. Sono indicazioni semplici che conviene condividere fin da subito con chi userà il bagno.

Modello PS1 - Aisi Design

Il piatto doccia: i materiali a confronto

La ceramica è la soluzione più tradizionale per il piattodoccia: dura, compatta, facile da pulire, con una superficie generalmente lucida. Il limite principale sta nei formati, legati a misure standard e non adattabili in cantiere.

I compositi minerali, realizzati con cariche minerali e resine, sono oggi tra i più richiesti. Sono leggeri e spesso tagliabili su misura, e hanno superfici opache e materiche che imitano pietra, ardesia o cemento in un'ampia gamma di colori. Sono la scelta più flessibile quando lo spazio doccia ha dimensioni particolari.

L'acciaio smaltato unisce la resistenza del metallo a una superficie vetrosa, liscia e igienica. Infine, solid surface e materiali analoghi permettono forme e dimensioni completamente personalizzate e una continuità quasi assoluta con piani e lavabi realizzati nello stesso materiale.

 

Piatto doccia Lago Plus - Relax

 

Il piatto doccia in pietra naturale

Per chi ha scelto la pietra per pavimento e rivestimenti, il piatto doccia nello stesso materiale è la soluzione che garantisce la massima continuità. Ogni piatto è un pezzo unico, con venature e sfumature che proseguono dal resto del bagno.

La pietra in doccia richiede però qualche attenzione in più. Conviene orientarsi su materiali compatti e poco porosi e scegliere finiture superficiali non lucide, come spazzolato, fiammato o bocciardato, che offrono aderenza anche con il piede bagnato. Il piatto deve essere protetto con un trattamento idro-oleorepellente e pulito con detergenti neutri, soprattutto nel caso dei marmi, sensibili alle sostanze acide. 

CEV Marmi

Antiscivolo e pulizia: le domande da fare prima di scegliere

L'antiscivolo è uno degli aspetti più sottovalutati del bagno, eppure è quello che si percepisce ogni giorno. Nei piatti doccia può essere integrato nella texture della superficie oppure ottenuto con un trattamento specifico, e le schede tecniche indicano una specifica classificazione pensata proprio per l'uso a piedi nudi. È un dato da controllare sempre, soprattutto se in casa ci sono bambini o persone anziane.C'è però un equilibrio da trovare, perché le superfici più ruvide trattengono più facilmente sporco e residui di sapone. 

Altrettanta attenzione merita la piletta di scarico: una griglia nella stessa finitura del piatto dà un risultato più pulito, e un sistema facile da smontare e ispezionare evita molti fastidi negli anni.

 

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